| Diego La villa di Mario sorgeva accanto a quella di Diego che era sempre vissuto con l’anziana madre ammalata ed era rimasto scapolo per non lasciare sola quella donna, cui era legato da un affetto morboso. Purtroppo da qualche anno era morta, ma per lui era come se fosse ancora viva e manteneva intatta la stanza, le consuetudini e tutti gli oggetti appartenuti alla vecchia signora. Venerava il suo ricordo, le parlava come se fosse presente in casa, preparava le pietanze che aveva preferito. Per questo motivo il poverino era spesso vittima delle beffe di Mario, suo grande amico. Ad esempio, una volta gli aveva fatto sparire lo scialle della defunta in cui Diego si avvolgeva per sentirne l’odore. Un’altra volta gli aveva sottratto le medicine che ancora comprava per lei. Un giorno aveva messo a soqquadro il letto che Diego conservava come se la madre vi dormisse tuttora. Anzi quel letto rappresentava una vera reliquia e quando si accorse della violazione, cominciò a gridare e a inveire contro l’amico. Come se non bastasse, Mario gli faceva sparire gli occhiali, i giornali, la spesa. Diego era un signore molto bonario, con un corpo voluminoso e un viso rubizzo. Voleva bene alla famiglia di Mario ed era particolarmente affezionato a suo figlio Lorenzo, un bimbo di cinque anni che si recava spesso da lui per farsi regalare le caramelle. -Diego sei grassone, sei grassone!- lo canzonava il bambino. -Ed io non ti do più le caramelle, - rispondeva l’altro. -Te le mangi tutte e diventi ancora più grasso ah ah ah ah ah. Poi in una bella mattina di sole, Lorenzo era a passeggio con la mamma lungo il viale di casa. Improvvisamente era sfuggito alla sua mano ed era corso in mezza alla strada a prendere una palla. Proprio in quel momento sopraggiungeva un’auto. La scena era stata vista da Diego che, nonostante la sua mole, si era precipitato immediatamente a salvare il bambino. Era riuscito a spingerlo da parte, ma era stato investito in pieno dalla vettura ed era morto sul colpo. -Papà ti ricordi quando Diego mi regalava le caramelle? -Certo, lo ricordo Lorenzo. -Sai, una volta mi chiese se gli volevo bene. -E tu cosa hai risposto? -Che non gli volevo bene perché era troppo grasso. -E oggi cosa gli avresti risposto? -Che gli volevo tanto bene ed era la verità! - aveva risposto Lorenzo scoppiando a piangere. Mario aveva ripensato spesso al suo amico e alla sua sincera bontà d’animo. Diego gli aveva voluto bene e aveva amato Lorenzo teneramente. Oggi, che non c’era più, ricordava quando l’amico gli raccontava di possedere delle terre coltivate a frumento e a ulivo. Ma gli erano state rubate dall’unico fratello che se le era accaparrate senza riconoscergli la metà dovuta. Ripensava alle vaste terre appartenute al padre dove aveva trascorso estati felici, tra i filari d’uva e l’ombra dei tigli. Diego aveva lasciato fare e aveva perdonato senza rivolgersi né ad avvocati, né a tribunali. Maro ripensava a quella grande generosità che non aveva dato spazio all’odio per l’ingiustizia subita. L’amico gli aveva insegnato che si può sempre vivere e amare pacificamente perché l’amore vince su tutto e l’odio invece rode e corrode l’anima lentamente come un tarlo. Chi ama perdona e trova serenità e quiete, chi continua a odiare, macera la propria mente e la propria coscienza. Addio Diego, amico mite e paziente, amabile e mansueto. La tua dolcezza resterà sempre impressa nei cuori di coloro che ti hanno conosciuto. |